Un cielo rosa e panna, con sprazzi d'azzurro, si specchia su una massa acquosa che ne riflette i colori. Su sfondo rosa-celeste quattro sagome fanno pensare a delfini in movimento, uno grande e tre piccoli, belli, azzurri, giocano tra loro. Un triangolo verdolino accoglie nel suo interno fili luminosi come saette che raggiungono i sui tre vertici per poi adagiarsi alla base di esso. Una grande conchiglia ben sagomata da linee azzurre, partendo da un angolo si allarga formando onde sempre più larghe, in un crescendo sonoro, musicale. (torna indietro)
Questi brevissimi flash, sulle opere di Beatrice Palazzetti, sono bel poca cosa perché il suo lavoro possa essere presentato nella sua pienezza, bastano appena a dare un'idea di quello che questa giovane Artista crea giorno dopo giorno.
Una pittura che nasce da una esigenza estetica ed emozionale che rifiuta qualsiasi modulo figurativo, tesa soltanto a procedere sul filo dell'invenzione, che si sposa gradevolmente con una serenità accattivante, sostenuta dalla consapevolezza che ogni cosa vibra e vive nel contesto di un suo ritmo particolare.
Sempre alla ricerca del valore estrinseco di un segno che possa dire tutto il suo stato d'animo, l'Artista sottrae le sue opere ad ogni procedere discorsivo perché desidera creare un'atmosfera nella cui chiarità le forme si ordinano e si completano per giungere ad una sollecitazione emozionale che sovente diviene tensione lirica. Sono strutture di una semplicità apparente che cercano di neutralizzare la materia per proiettarsi in un gioco che è la risultanza di incontri tra irrealtà evanescenti intorno ad elementi reali... Niente ammassi di colori, descrizione nitida di “immagini-idee” che raggiungono una collocazione atemporale, sempre valida e vibrante che ha in sé qualcosa di reale che il desiderio dell'Artista coglie nel momento più lieto.
Una pittura che comunemente viene definita “chiarista”, ma non possiamo appiccicare questa etichetta alla Palazzetti, perché le sue opere sono chiare sì, ma soltanto perché sono il riflesso della genuinità gioiosa che è insita in ognuna di esse. I sui colori sono “depurati” per esaltare l'insieme, mettendo al bando ogni tristezza.
La composizione è sintetica e gli elementi che la compongono sono relativamente limitati perché l'Autrice, sostenuta dal sentimento e dall'intelligenza, non ama opere “affollate” che non sempre risultano equilibrate e raffinate. Nel suo lavoro non troviamo l'affannosa ricerca “classicheggiante” ma soltanto tensione ottimistica che inventa le forme, le “veste” di tenui colori e le avvolge in una luce solare.
Cyta Vacanti
Critica d'arte