No hope
Without dope

Cara Beatrice
Ti scrivo questa mia lettera da una stella in cui pochi eletti vivono.
Di recente formazione, ha solo duemila anni circa di vita e splende di una lucentezza propria che poche altre stelle hanno. La sua luce si riflette su molti altri pianeti vicini illuminandoli di una lucentezza straordinaria. E' una stella molto particolare.
Tu sai che nelle stelle non e' possibile vivere ma questa stella in verità è stata creata da alcuni alieni, le cui sembianze sono molto vicine a quelle dei terrestri ma essi sono dotati di particolari capacità: creatività ed arte portate al massimo livello. Essi sono pronti a mettere a disposizione degli esseri umani, uomini e donne, anche a costo di molta fatica, passione ed amore. La potremmo definire una stella-pianeta se gli astronomi lo permettessero, ma non lo permettono e quindi le hanno dato un nome “ARdeSTA” il cui significato spero di chiarire più avanti.
Nel nostro pianeta-stella ARdeSTA ci sono, come da voi sulla Terra, fiumi, mari, isole, montagne altissime, spiagge e tante altre belle cose. Le rocce delle montagne sono bianche, nere, colorate. Da esse abili maestri traggono polveri che mescolate ad arte con delle “essenze” vengono trasformate in bellissimi unguenti di colore giallo, rosso, blu. L'acqua dei mari è così chiara e profonda che a volte si può toccare con gli occhi il fondo. Le spiagge sono così bianche e pulite che sembrano fatte di carta fabbricata a mano.
Ma che stupido che sono!! Ti sto descrivendo una stella che già tu conosci, dove tu hai abitato e dove torni spesso a trovarci. Scusami ma io ho una certa età, come si dice da voi terrestri, e a volte la mia testa è un computer non connesso!
Quindi tu sai che i nostri fiumi sono a volte d'inchiostro non solo nero per fortuna e le grotte sono laboratori dove gli alieni usano gli unguenti per inchiostrare le loro amate matrici e non solo le matrici ma anche parti del loro corpo. Con infinita pazienza ed amore accarezzandole leggermente poi le puliscono lasciando solo gli unguenti nelle linee scavate. Le adagiano quindi sul letto di una particolare macchina. Qui lo definiscono torchio. Non sono proprio d'accordo lo chiamerei baldacchino nuziale che in verità di un congiungimento si sta parlando. Le coprono con un foglio di carta soffice e leggermente umido e sopra stendono un feltro di lana morbida per proteggerle dalla enorme pressione del nostro baldacchino. Con movimenti continui fanno passare il tutto all'altra estremità del letto girando una ruota a stella come il nostro pianeta.
Ora tutte quelle carezze amorose, quei gesti precisi hanno dato vita ai nostri figli e figlie cui dedichiamo tanto tempo della nostra vita: una stampa.
Molti leggendo questa mia lettera diranno: Oh quante storie per una stampa!
Rispondiamo che questa lettera dovrebbe essere composta di più di cento pagine per fare capire a loro quante forche caudine si debbano passare, quanti mari attraversare e quante pene sopportare per questo travaglio.
Tu invece cara Beatrice non scrivi lettere ma per meglio rispondere a loro da molti anni continui a mettere al mondo figli-fogli.
Dalle tue prime acqueforti “Baschi” (1995) dove ti affermavi usando piccoli punti (puntigliosamente!) a Fantasia Marina (1995) che fa pensare alla tue belle e sensuali sculture, a “Plasticità” (1996) che ricorda invece la tua pittura, alla bellissima “Intreccio vitale” (1997) che si contrappone alla serie di “Ricordi pungenti” (1998) realizzate con la tecnica della puntasecca. Non più spazio al punteggiato in questa stampa ora ma ti affermi graffiando la lastra metallica per creare un segno vellutato quasi ad ammorbidire il soggetto rappresentato.
Poi incominci ad esplorare mari ancora più profondi usando tecniche diverse per raggiungere spiagge ancora più lontane. In “Espansione” (1999) i bianchi irrompono ma come onde si congiungono alle altre onde dei grigi e dei neri. Le tue sensazioni si muovono nello spazio della matrice in maniera diversa.
Voluminose forme scultoree si collegano ad un leggero segno che si libera nell'aria come un filo d'aquilone:” Silenzio” (2001). Bande orizzontali e diagonali si incontrano nello spazio: “Movimento 1” (2000).
Il puntinato riappare e fa “risuonare” una musica di diversi colori, allegra e nello stesso tempo calma: “Melodia di pace” (2003) Due soli colori: rosso e nero, e di nuovo l'uso del puntinato formano un bassorilievo anatomico nello spazio: “Segreto rosso”(2004). Ma il tuo rapporto, cara Beatrice, non è solo con le lastre metalliche.
Hai voluto e saputo utilizzare altri materiali per le tue opere d'arte. Riprendendo l'antica tecnica della xilografia utilizzi il legno per donarci delle stampe bellissime. Riguardiamo insieme ai lettori “Development 1” (1998) stampa unica (ma perché una sola ?) dove i bianchi della carta irrompono nel complesso-amplesso intreccio delle forme e dei segni. Ci proponi le origini della vita in forme allusive “Struttura 2 (2000), e in “Trame 1 e Verso la luce” (2001) esalti il disegno naturale della fibra del legno con un perfetto utilizzo degli strumenti tipici della xilografia abbinato ad una creatività unica. Ci racconti di nuovo la nascita dell'universo in “Tessuto planetario” (2002). In questa bellissima opera la tua abilità tecnica abbinata alla tua sensibilità artistica crea una delicata stoffa: leggera e trasparente. La quiete notturna, calma dove solo una stella (la nostra stella?) lontana si riflette sulle nervature delle foglie che si adagiano lentamente dopo essersi staccate dall'albero della vita “Di notte” (2006).
Di nuovo l'elemento essenziale della nostra vita e origine di tutte le specie, l'acqua, ti dà lo spunto per affermare la specularità della matrice e tu “giochi” con questo e con due colori a formare un'immagine riflessa “Giochi d'acqua” (2008). “Verso altri mondi” (2009) è la stampa più simbolica per me fra tutte quelle che io ho potuto osservare del tuo lavoro. Una vetta inaccessibile al più abile degli scalatori ma non per noi incisori sempre in cerca di cime da scalare e di acque profonde dove immergersi. Questa vetta si innalza su una linea quasi adagiata su un piatto e la vetta è il dolce che ci verrà servito alla fine del pranzo. Intorno volteggiano forme e si muovono onde, tensioni, ricamate in un merletto di segni.
Hai voluto sperimentare anche altri materiali per “Foresta incanta” (2007). Puntasecca su plexiglass utilizzando due colori che si intrecciano nei rami degli alberi come catene leggere, e anche il cartone, nostro amato povero materiale, trattandolo come se fosse legno o linoleum. Stampandolo senza inchiostrarlo ed abbinato ad una matrice metallicata realizzata con la tecnica dell'acquatinta “Evanescenza” (2008).
Finalmente sono riuscito a scriverti questa lettera che tu aspettavi da molti mesi. Scusami per il ritardo ma tu sai che la nostra stella è lontana e a volte la posta interstellare, come quella italiana, hai dei problemi. Un forte abbraccio mia cara Beatrice e vieni a trovarci sempre più spesso.
mario
PS
Molti lettori si chiederanno incuriositi cosa significa No hope Without dope. E' una frase usata molto negli Stati Uniti negli anni sessanta. Nessuna speranza senza droga è la sua traduzione letterale.
Tu sai che l'incisione è la mia droga. Non posso stare molto tempo senza inalare i fumi delle vernici, dei solventi, degli inchiostri. Temo che anche tu mia cara Beatrice sei diventata stampa-dipendente.
Alla prossima sniffata nel laboratorio dell'incisione perpetua!!
mario teleri biason artista, insegnante di tecniche incisorie

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